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Sala 8

SALA 8 – SALA DEGLI ARREDI LITURGICI

GLI ARAZZI

Il Museo Pontificio della Santa Casa custodisce, nelle sue sale, dieci Arazzi di manifattura fiamminga. Nove di essi sono stati tessuti a Bruxelles da Heinrich Mattens nel 1620-1624 e derivano dai cartoni preparatori che Raffaello Sanzio eseguì, su commissione di Leone X de' Medici, per la tessitura dei dieci arazzi che dovevano ornare le pareti della Cappella Sistina.

Ogni arazzo è siglato sul bordo azzurro dalle lettere B(ruxelles) B(rabante), luogo di produzione, e H(einrich) M(attens) autore dei preziosi manufatti. Le scene rappresentate sono tratte dagli Atti degli Apostoli e dai Vangeli. Nella cornice, le raffigurazioni delle allegorie delle Virtù cardinali (Fortezza, Prudenza, Giustizia, Temperanza) e delle Virtù teologali (Fede, Speranza, Carità). Le prime sui bordi laterali, le seconde in basso al centro.

La serie degli Arazzi fu lasciata in dono alla Santa Casa di Loreto dal nobile genovese Giovanni Battista di Niccolò Pallavicino e consegnata dal fratello del testatore nel 1667. Lo stemma della famiglia Pallavicino è riportato, in alto, su ciascun arazzo.

Hanno ornato fin dal 1783 un'ampia sala del Palazzo Apostolico, detta “Salone degli arazzi”. Trafugati dai napoleonici nel 1797, furono riscattati grazie all'intervento di alcuni cittadini di Loreto.

Sono:

La Conversione di San Paolo

Il Sacrificio di Listra

La consegna delle chiavi

L'accecamento del mago Elimas

La morte di Anania

La Conversione del centurione Cornelio

S. Pietro guarisce lo storpio

Si aggiunge agli arazzi anche Madonna con il Bambino, San Giovannino e Sant 'Elisabetta non apparttenente alla serie di arazzi raffaelleschi.

GLI ARREDI LITURGICI

«Queste cose [gli oggetti appesi al soffitto della S. Casa] attestano i miracoli, queste cose procurano la fede, queste cose, infine, forniscono una testimonianza» (Giacomo Ricci, XV secolo).

Gregorio XI, con la concessione di indulgenze alla chiesa di Santa Maria di Loreto, del 1375, riconosce infatti come i fedeli si recassero numerosi in peregrinazione, attratti dai molti miracoli che il Signore si degnava di compiervi, per intercessione della Vergine.

È del 1313 la prima notizia storica sulla chiesa e si riferisce ad alcuni furti sacrileghi perpetrati all'interno della santa cappella dove vengono sottratti i doni votivi appesi alle pareti: sono “torce, fiaccole, immagini in cera e in argento, corone in argento con e senza perle, bende e veli in seta, tovaglie con e senza seta”.

Le donazioni che si succedono nel tempo, inviate o offerte personalmente alla Vergine Lauretana, venivano annotate, in ordine cronologico e con dettagliate descrizioni, su particolari registri detti Registri dei Doni oppure negli Inventari, tuttora conservati presso l'Archivio Storico della Santa Casa. I doni erano custoditi in Basilica, nella Sala del Pomarancio poi detta Sala del Tesoro. Tra i doni, quelli offerti più frequentemente erano gli arredi sacri, basti pensare che l'inventario fatto redigere dal vescovo Nicolò delle Aste nel 1469 elenca 106 calici in argento, 24 pianete di broccato e 15 corone d'argento.

La spoliazione napoleonica del 1797 ridusse notevolmente l'entità di quello che era considerato il più ricco Tesoro d'Europa e il successivo furto del 1974 ridimensionò quello costituito in seguito. I pochi preziosi rimasti vennero trasferiti ed esposti nel Museo della Santa Casa.

Teca 1

Piano superiore, da sinistra:

Manifattura fiorentina

Navicella per incenso, in diaspro orientale

sec. XVI, cm 17 x 13 (coppa), h. cm 12

La base circolare è ornata con un elegante fregio dorato. La coppa presenta bordo sagomato e un manico faunesco.

Donata dal Duca Pezzi di Bologna, nel 1571. Le due navicelle, requisite nel 1797 dai soldati napoleonici, furono recuperate a Parigi e riconsegnate alla Santa Casa nel 1815, per mano di un certo abate Marini, romano.

 

Artigiano fiorentino

Madonna con il Bambino

sec. XV, placchetta a bassorilievo, entro cornice a traforo, in bronzo, h. cm 12,5

L'edicola, incorniciata da un festone di foglie, racchiude la Madonna a mezzo busto che sostiene il Bambino Gesù, in posizione quasi eretta. Donata dal conte Paolo Fernando Canali di Terni, nel 1629.

 

Anello cardinalizio

sec. XX, oro, topazio e brillanti, mm 28 x 24

Apparteneva al card. Umberto Mozzoni (1904-1983), presidente della Commissione cardinalizia per il Santuario di Loreto e Pompei. Donato al Santuario lauretano dall’esecutore testamentario, cardinale Sergio Guerri, in data 29 novembre 1983.

 

Manifattura fiorentina

Navicella per incenso, in agata orientale

sec. XVI, cm 15 x 14 (coppa), h. cm 13

Tazza di forma triangolare con fusto a base circolare e nodo centrale. Manico in oro smaltato a forma di lumaca ed eleganti fregi traforati. Donata dal marchese Sala nel 1570.

 

Argentiere romano

Nascita di Cristo

sec. XVI, acquasantiera in argento, h. cm 183

Al centro dell'ovale la Natività, entro una cornice di foglie di acanto intrecciate che sostengono la vaschetta dell'acquasanta, a forma di conchiglia, con una colomba ad ali spiegate.

 

Piano inferiore, da sinistra:

 

Ex voto in argento

inizi sec. XVIII, cm 18 x 15

Medaglione di forma ovale, con al centro la raffigurazione della Madonna in rilievo, entro cornice intagliata e ornata di frange; lo circonda un serto di rosette e foglie.

Apparteneva a mons. Reginaldo G. Maria Addazi, arcivescovo di Trani, Barletta, Bisceglie. Donato dal sig. Leonardo Addazi di San Benedetto del Tronto, in data 18 maggio 2015.

 

Artigiano fiorentino

Fibbia per piviale (razionale) raffigurante la Madonna con il Bambino

sec. XV, metallo dorato lavorato a sbalzo e cesello, h. cm 30, diam. cm 14

Al centro, su uno sfondo a raggi e fiamme, la Madonna seduta con il Bambino in piedi sulle sue ginocchia. Una larga cornice reca un motivo ornamentale composto da nastri e ali a traforo.

 

Anello

sec. XIX, oro con pietra rossa su alto castone liscio, circondato da una cornice a festone riccamente decorata con volute, diam. mm 22

 

Croce pettorale

sec. XIX, argento e smalti, cm 11,5 x 8

Al centro della croce è raffigurato, nel recto, l'Agnello pasquale e nel verso le lettere α e ω, principio e fine, simbolo di Cristo.

All’interno la scritta: TO H. E. CARDINAL SATOLLI. jan 5, 1896 [Francesco Satolli, 1896-1910].

 

Croce pettorale

inizi sec. XIX, oro e pietre verdi naturali, cm 14 x 9

Donata a Sua Santità Giovanni XXIII dal sindaco di Loreto, dott. Ettore Colombati, in occasione della peregrinazione a Loreto del Santo Padre, il 4 ottobre 1962.

 

Croce pettorale e catena dorata in stile ortodosso

sec. XX, acquemarine circondate da piccole perle e cristalli rotondi, cm 18,5 x 8,5

Offerta all'arcivescovo Loris Francesco Capovilla dall’E. M. mons. Juvenaly, presidente del Dipartimento per gli Affari Esteri del Patriarcato di Mosca, pellegrino a Loreto il 12-13 ottobre 1976.

 

Croce pettorale

sec. XX, oro, radice di rubino al centro, cm 13 x 11

Sul retro della croce la scritta: “A mons. Addazi O.P.”. Apparteneva a mons. Reginaldo M. Giuseppe Addazi (1899-1975), arcivescovo di Trani, Barletta, Bisceglie. Donato dal sig. Leonardo Addazi di San Benedetto del Tronto, in data 25 aprile 2015.

 

Croce pettorale e catena

sec. XX, oro, ametiste, cm 11,5 x 8,5

Apparteneva al vescovo di Loreto mons. Alfonso Maria Andreoli (1912-1923). Donata nel 1923 al Santuario lauretano.

teca 2

LEGGI PIEGHEVOLI PER USO LITURGICO CON SIMBOLI CRISTIANI DI MANIFATTURA GIAPPONESE E CINESE

I due leggii, in lacca nera con decorazioni in oro, intarsi di madreperla e al centro il monogramma della Compagnia di Gesù «IHS», risalgono alla fine del XVI secolo e presentano caratteri e motivi simili a manufatti prodotti in quantità all'epoca, specie in Giappone, ma anche a Macao. Oggetti per il culto o l'uso quotidiano, furono commissionati soprattutto da gesuiti e portoghesi, sia per l'utilizzo in Giappone e Cina, sia per essere inviati in Europa come doni. Quelli esposti, inventariati nella Santa Casa dal 1615, potrebbero essere stati inviati a Loreto come doni. Ricordiamo che il Santuario della Madonna era molto venerato e visitato già ai tempi. Francesco Saverio ebbe qui nel 1540 l'ispirazione a recarsi nelle Indie; Organtino Gnecchi-Soldo (Casto 1532-Nagasaki 1609), missionario a Kyoto, vi maturò la decisione d'entrare nella Compagnia, e in seguito vi diresse il Collegio gesuitico. Valignano vi si recò anche in pellegrinaggio nel 1571, prima di partire per l'Oriente. Non è da escludere che i leggii siano stati lasciati proprio dagli «ambasciatori» Tenshō che, ricordiamo, soggiornarono nella cittadina dal 12 al 14 giugno 1585, ospitati nel palazzo del Governatore. Di essi però non si fa menzione in alcuna cronaca o alcun documento dell'epoca.

teca 3

Piano superiore, da sinistra:

 

Giuseppe Zorzi (1772 - 1817)

Calice

fine sec. XVIII - inizi sec. XIX, argento dorato e sbalzato (stelo) e oro (coppa), h. cm 30,5

Lo stelo del calice è scanalato ed il nodo ha una decorazione floreale. Nel piede sono raffigurati entro medaglioni: l'Ultima Cena, la Crocifissione e la Resurrezione. Come si legge nell’iscrizione, è un dono di Maximilien de Beauharnais, duca di Leuchtenberg, nella visita alla Santa Casa del 1838.

Iscrizione: (sotto il piede) TEMPLO B. M. MARIAE LAURET. EX DEVOTIONE D.D.D. MAXIMILIANUS DUX LEUCHTENBERGENSIS PRINCEPS EICHSTETTENSIS ANNO DOMINI MDCCCXXXVIII [traduzione: A (questo) tempio della Beata Maria di Loreto, per devozione, dono diede e dedicò Massimiliano, duca di Leuchtenberg, principe di Eichstätt, nell'anno del Signore 1838].

 

Probabile manifattura spagnola

Crocifisso

inizi sec. XVII, oro, cristallo di rocca e smalti traslucidi, h. cm 41

La base presenta un bordo esterno d'oro ornato da medaglioni raffiguranti episodi della Passione di Cristo, intervallati da volute e pietre, uno stelo decorato da smalti traslucidi di vivace cromia e un piccolo sportello in oro sbalzato e smaltato raffigurante la Resurrezione.

Donato da Carlo IV di Borbone (1748-1819) in occasione del suo pellegrinaggio al Santuario lauretano, il 14 febbraio 1816, insieme alla consorte Maria Luisa di Parma.

 

Calice

metà sec. XX, argento dorato e sbalzato, h. cm 32

Il calice presenta una base circolare decorata a semipalmette con angeli seduti, a tutto tondo, che recano simboli della Passione. Il fusto a nodi presenta una decorazione a sbalzo con tre angeli in altorilievo ed i simboli della Passione a bassorilievo. Lo stesso motivo si ripete attorno alla coppa.

Iscrizione: (sotto la base) ALLA VERGINE SANTISSIMA DI LORETO OFFRE RAFFAELE BELFORTE PERUGIA 2/2/959.

 

Piano inferiore, da sinistra:

 

Manifattura italiana

Calice

sec. XIX, argento e argento dorato, h. cm 21

Il piede e il nodo del calice sono dorati e lavorati a sbalzo e a niello. La coppa è d’argento con l’interno dorato. Nei medaglioni del nodo sono raffigurati: Sant’Antonio, San Giovanni Battista, la Madonna, Gesù Cristo. Iscrizione: (nel nodo) AVE MARIA GRATIA PLENA.

 

Calice

datato 1787, argento e maiolica bianca, h. cm 29

Il fusto, a due riprese con nodo centrale, è ornato con fregi d'argento e con sei teste di cherubini.

Faceva parte di un servizio per altare che comprendeva anche due ampolline, anch'esse in porcellana bianca con decorazione di racemi e pampini d'uva, sottratte nel furto avvenuto all'interno della Sala del Tesoro nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 1974.

Iscrizione: (nel giro della base) ANTONIUS MUCCIANTI ESINUS PROTONOT[ARIU]S APOST[OLICU]S ET AUXILIATOR BUXULAE SPA ANNO MDCCLXXXVIIII (Dono di Antonio Muccianti da Jesi, protonotario apostolico).

 

Calice

metà sec. XIX, argento e argento dorato e sbalzato, h. cm 28

Calice a base esagonale da cui sporgono a tutto tondo le teste dorate e con aureola di San Pietro, San Giovanni Evangelista, San Paolo. Fusto a tempietto con edicole terminanti a cuspide, colonne tortili e le immagini di tre pie donne oranti. Coppa decorata con pinnacoli.

 

Bottega di Vincenzo Bovardi

Calice

inizi del sec. XIX, argento e argento dorato, h. cm 24

Il calice è lavorato a sbalzo con motivi di rose, uva e palmette nel piede; testine di cherubini nel nodo. La coppa è in argento dorato, mentre lo stelo e il piede sono d'argento.

Sul punzone una testa di toro realizzata da Vincenzo Bovardi (attivo a Roma tra il 1771 e il 1774), capo di una bottega che fiorì fino al 1805.

Iscrizione: (sotto il piede) IX. Pellegrinaggio col SS. Crocifisso di Castel S. Pietro dell’Emilia 30 Agosto 1892.

ALTARE E PALIOTTO

Corredo da altare: Crocifisso, tre Cartegloria, due Candelieri grandi, sei Candelieri medi, quattro Candelieri piccoli, due Volute

Questo corredo d'altare è annotato nel Registro dei doni dell'Archivio Storico della Santa Casa, in data 5 gennaio 1772, come dono del principe Caracciolo d'Avellino al Santuario della Santa Casa. Era conservato nella Sala del Tesoro (o Sala del Pomarancio) della Basilica lauretana, eretta nell'anno 1600 per volere del cardinale protettore Antonio Maria Gallo, al fine di custodire gli ex-voto portati o inviati alla chiesa di Santa Maria di Loreto dai fedeli.

L'intero corredo è realizzato con grande accuratezza. La tecnica è quella classica del corallo a retro incastro che prevede lamine di metallo dorato traforato, con inseriti elementi di corallo dal verso fissati con impasto ceroso e tela di rinforzo, collocate su supporti lignei dorati a foglia e, per quanto riguarda i Candelieri e il Crocifisso, decorati a tempera a finti coralli. Ogni elemento si differenzia per la forma e le necessità strutturali.

Il Cristo crocifisso è in argento finemente cesellato. La croce ha un'ampia base in bronzo dorato e traforato, con decorazione a volute. Tutta la superficie è decorata con coralli di diverse forme.

Tra il 2010 e il 2011 l'arredo è stato sottoposto ad un intervento di restauro da parte del Laboratorio di Restauro Metalli e Ceramiche dei Musei Vaticani che ha evidenziato come le opere siano state sottoposte a manomissioni e interventi nel corso del XVIII e XIX secolo.

Paliotto (o antependium)

L'antico tema dell'albero della vita acquista qui un significato eucaristico: dal centro si diramano volute di rami, foglie e fiori intrecciati, nei colori giallo, turchino, verde e arancio, che racchiudono una grande varietà di simboli e allegorie tratte in gran parte dall’Antico Testamento e accompagnati da un “versetto” o didascalia, ricamato ad arco sopra ciascun soggetto, che ne evidenzia il significato.

In particolare, al centro del paliotto, un grande calice con ostia radiata, recante il monogramma di Cristo (IHS) sopra un altare sagomato (VENERABILE SACRAMENTUM ALTARIS). In alto la manna che scende dal cielo, figura del cibo eucaristico. Ai lati due angeli in adorazione, a figura intera, con le ali spiegate: uno reca nelle mani due piccoli pani (CIBUS VIATORUM), l'altro offre l'ampolla e la coppa piena di vino (NECTAR ANGELORUM), Sangue e Corpo di Cristo.

La ricca e complessa iconografia dispiegata nella lavorazione del paliotto e l’evidente intento didascalico, conforme alla dottrina cattolica post-tridentina, collocano questo manufatto verso la metà del XVII secolo.

Il paliotto (o antependium) è collocato nella parte frontale dell'altare.

teca 4

Ostensorio

sec. XVIII, argento sbalzato, h. cm 62

Base triangolare ricurva con tre figure, scolpite in argento dorato, raffiguranti la Speranza, la Carità e San Giovanni Nepomuceno; la Fede, su sfera dorata, sostiene la teca per l'ostia circondata da una raggiera di cherubini entro nembi. Al di sopra, una piccola croce che poggia su quattro spighe di grano.

Donato dal Delegato Pontificio mons. Loris Francesco Capovilla al Santuario lauretano, il 3 giugno 1993.

teca 5

Piano superiore, da sinistra:

 

Manifattura italiana

Pace che raffigura L'Adorazione dei Magi

inizi sec. XIX, bassorilievo in avorio entro cornice, h. cm 18

In una cornice di ebano, bassorilievo raffigurante l'Adorazione dei Magi. Al di sopra due puttini alati, ai lati angeli in preghiera. Nella base della cornice, in bassorilievo, processione di cavalieri.

 

Manifattura italiana

Croce - reliquiario

datata 1594, legno rivestito da lamina in rame dorato, cm 44 x 23

La croce in legno presenta terminali trilobati che si innestano ai bracci tramite un motivo curvilineo. Sull'intera superficie anteriore si evidenziano le custodie per reliquie, di forma circolare, bordate da cornici lisce sulle quali sono incisi i nomi dei santi. L'asta è ornata da un tralcio floreale inciso, sormontato da un cherubino.

Sul verso è presente un cartiglio con l'iscrizione “Dono della Confraternita dei santi Benvenuto e Rocco di Osimo”: D.O.M. ET SS QUAE RELIQUIAE HIC SUNT DECRETO CONGREG. SS. BENVENU ET ROCCI / CIVITATIS AUXIMI A.D. MDXCIV [A Dio Ottimo Massimo e ai Santi, le cui reliquie qui sono, per decreto della Congregazione dei Santi Beati [Benvenuto e Rocco] della città di Auximum, nell'anno del Signore 1894].

 

Manifattura italiana

L'Immacolata Concezione

sec. XVIII, statuetta in avorio, h. cm 23

La Vergine Immacolata è rappresentata con la ricca simbologia inerente al soggetto, la luna sotto i piedi e le dodici stelle sull'aureola. Il Bambino, che regge nella mano sinistra l'ekumenikon e benedice con la destra, è il Bambino Gesù dell'iconografia lauretana. Sulla base, tre teste di cherubini. La stessa immagine dell'Immacolata può essere stata prescelta per rappresentare quella lauretana perché nella cappella venerata a Loreto la Madonna è stata concepita immacolata e ha ricevuto l'annuncio della sua divina maternità.

Donata dal dott. Fabbri, medico chirurgo a Recanati, il 30 dicembre 1831.

 

Piano inferiore, da sinistra:

 

Manifattura italiana

La Pietà

sec. XVIII, statuetta in avorio, h. cm 20

Proviene dall'Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto.

 

Sei tavolette in avorio

sec. XII - XIII

Annunciazione, Visitazione e Nascita di Cristo, cm 4 x 7

San Luca Evangelista, cm 7 x 3,5

San Giovanni Evangelista, cm 7 x 3,5

Crocifissione, cm 16 x 10

Adorazione dei Magi e Fuga in Egitto, cm 4 x 7

Crocifissione, cm 8,5 x 5

In origine erano incastonate nella legatura di antichi manoscritti biblici o liturgici. 

teca 6

Piano superiore, da sinistra:

 

Filippo Pacetti (attivo tra il 1809 ed il 1857)

Calice

firmato e datato 1824, argento dorato e sbalzato, h. cm 29,5

Il piatto sulla base presenta tre angeli inginocchiati, con le braccia appoggiate su un prisma decorato da tre bassorilievi raffiguranti Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia, Mosè e il serpente di bronzo, la Caduta della manna. Lo stelo è costituito da due parallelepipedi, uno scanalato e l'altro formato da colonnine che fanno da gabbia ad un'aquila. Sulla coppa, l'Ultima Cena e la Caduta sotto la Croce.

Iscrizione: (sotto la base) PHILIPPUS PACETTI FECIT AN. DNI. 1824. ROMAE.

 

Manifattura italiana

Pisside

fine sec. XVIII - inizi sec. XIX, argento dorato, sbalzato e inciso, h. cm 31

La pisside, con base circolare e fusto a nodi, entrambi decorati da foglie incise, presenta una coppa ornata nella parte inferiore da teste di cherubini a sbalzo e da una fascia recante monogrammi cristologici, simboli della Passione e stemmi ducali. Il coperchio, con racemi a traforo, reca una croce sorretta da un piccolo globo.

 

Manifattura italiana

Calice

datato 1850, argento dorato, h. cm 30

La base circolare è ornata sul bordo da semipalmette e da varie scene (Cristo schernito, Cristo innalzato sulla croce e Cristo deposto); lo stelo reca le Marie e gli angeli con i simboli della Passione, mentre sulla coppa d'oro è applicato un intaglio sbalzato con: Cristo davanti a Pilato, Gesù che porta la croce al Calvario e la Caduta sotto la Croce.

Iscrizione “Dono dei vescovi e degli arcivescovi del Piceno e della provincia di Urbino riuniti a Loreto nel 1850”: (nel giro esterno della base) COETUS VIRGINI AB ANGELO SALUTATAE COETUS EPISCOPALIS LAURETI COLLECTUS ANNO MDCCCL DEVOTI ANIMI TESTIMONIUM [L'assemblea (di persone) (dedicata) alla Vergine salutata dall'angelo, l'assemblea episcopale di Loreto, riunita nell'anno 1850, (è) testimonianza di animi devoti.]

 

Piano inferiore, da sinistra:

 

Simone Palmieri (Monte Giberto (Ascoli Piceno), 1639 - Roma, 1716)

Calice

sec. XVII, argento lavorato a sbalzo, h. cm 25,9

La decorazione è costituita da teste di cherubini alternate a motivi vegetali. Sotto il piede è collocata una targa d'argento: A S.E. MONS. GAETANO MALCHIODI / L'UNITALSI / ROMA VII-II-MCMLX. Il Palmieri nacque a Monte Giberto e tenne bottega all'insegna della Beata Vergine di Loreto. Dal 1707 al 1714 ebbe la qualifica di argentiere di Palazzo ed eseguì importanti lavori di oreficeria.

 

Manifattura italiana

Calice

metà del sec. XIX, argento, h. cm 31

Il calice è decorato con molte scene. Nella coppa: l’Ultima Cena; nel nodo: Angeli; nel fusto: Gesù cade sotto la Croce, lo Svenimento di Maria, Soldati romani; nel piede: l'Ultima Cena, Cristo incoronato di spine, Cristo di fronte a Pilato (in ovali), la Fede, la Speranza e la Carità (a tutto tondo).

 

Calice

sec. XVIII (attr. 1601), argento sbalzato, coppa dorata, h. cm 25

Il calice, con base ottagonale, presenta una ricca decorazione a sbalzo con motivi floreali. La stessa decorazione si ripete nella coppa, dorata all'interno. Nel biglietto che accompagna il calice si legge “Calice in argento del 1601 donato dal rag. Leonardo Addazi di San Benedetto del Tronto”.

teca 7

Piano superiore:

 

Orafo dell’Italia centrale

Croce processionale

fine sec. XIV, rame dorato, h. cm 37, larg. bracci cm 28

Croce di forma latina, lobata, che reca scolpita al centro l'immagine di Gesù crocifisso, tra la Madonna, San Giovanni, e due angeli. Nel verso, l'immagine centrale di Cristo Maestro e, nei lobi, i simboli dei quattro Evangelisti.

La croce proviene dall'ex Collezione Medici-Peruzzi di Firenze ed è stata donata dall'antiquaria Nella Longari di Milano al Santuario lauretano nel 1994, in occasione del VII Centenario lauretano. Utilizzata nella Pasqua del 1995 e in altre solennità successive come croce processionale, è stata munita di un artistico piedistallo, un basamento ligneo, per essere collocata sull'altare della santa cappella lauretana, dove è rimasta esposta fino al 2010.

 

Piano inferiore, da sinistra:

 

Calice

datato 1751, argento sbalzato e coppa dorata, h. cm 26,5

Il calice, con base articolata, presenta sul fusto e sulla coppa, dorata all'interno, una ricca decorazione a sbalzo con motivi floreali alternati a testine di angeli. Sul nodo dello stelo sono presenti tre coralli rossi.

Sotto la base è incisa la scritta: ANNO DNI 1751. Donato dal sig. Leonardo Addazi di San Benedetto del Tronto, in data 21 marzo 2013.

 

Calice

datato 1797, argento sbalzato, h. cm 28

Il calice, con piede sagomato, presenta nella base e nel fusto una ricca decorazione a sbalzo con teste di cherubini, pampini e grappoli di uva. La stessa decorazione si ripete sulla coppa inframezzata da tre specchiature con le Spighe, il Sacro Cuore e l'Uva.

Al di sotto della base un giro di foglie di alloro a sbalzo; al centro è il Sacro Cuore e l’iscrizione “Dono di Teresa Vannetti dopo la spoliazione napoleonica, 1797”

Iscrizione: TERESIA VANNETTI DONAVIT POST GALLORUM DIREPSIONEM [DISPERSIONEM] 1797. [traduzione: Teresa Vannetti donò dopo la distruzione [dispersione] dei Galli nel 1797.].

 

Manifattura romana

Calice

datato 1881, argento sbalzato, h. cm 29

Il piede circolare è decorato con una corona d'alloro interrotta da tre teste di cherubini e da motivi a baccello. Il fusto a nodi presenta una decorazione con fogliame sbalzato. La parte inferiore della coppa reca, tra girali vegetali, tre medaglioni ovali in cui sono raffigurati i volti di Cristo, della Madonna e di San Pietro. Sotto la base è inciso uno stemma vescovile.

Iscrizione: (lungo il bordo esterno della base) PIVS MARTINVCCI ROM SACERD A MDCCCLXXXI VIRGINI DEIPARAE OB ACCEPTA BENEFICIA. [traduzione: Pio Martinucci, sacerdote romano, nell'anno 1881, alla Vergine Madre di Dio, a motivo dei benefici ricevuti.]

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