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Sala 9

SALA 9 – MAIOLICHE DA FARMACIA

 

LE MAIOLICHE DA FARMACIA

La collezione lauretana delle maioliche da farmacia, una delle più prestigiose nel suo genere, è legata alla Spezieria della Santa Casa ubicata, fin dal primo trentennio del '600, in due sale del piano terra, nel lato occidentale del Palazzo Apostolico, dove erano adibite alla conservazione di unguenti, pillole ed altri medicamenti. Ne fanno parte tre principali raccolte.

 

La prima, la più numerosa e di maggiore interesse artistico, è costituita da 350 pezzi provenienti dalla bottega urbinate di Orazio Fontana (1510-1571), tutti istoriati con fatti biblici e mitologici. Risulta donata, secondo recenti studi, dal cardinale Giulio Feltrio Della Rovere, protettore della Santa Casa dal 1564 al 1578.

 

La seconda, di 111 pezzi, pervenne a Loreto nel 1631, acquistata a Urbino presso la bottega dei Patanazzi. Le ceramiche sono decorate con figurazioni desunte dal ricco repertorio figurativo raffaellesco, mediato dalle esecuzioni di noti pittori e incisori. Le scene sono tratte dalla Bibbia, dalle Metamorfosi di Ovidio, dalla storia di Roma antica, della Sicilia e della Magna Grecia.

 

Fanno invece parte della terza raccolta ceramiche di diversa provenienza donate o acquistate nel tempo dall'Amministrazione della Santa Casa. Tra i pezzi principali vanno ricordati tre piatti delle botteghe urbinati offerti nel 1645, quattro albarelli di Francesco Antonio Grue (1686-1746), firmati dall'autore e completati da madrigali sul lato posteriore, e alcune ciotole e boccali del sec. XV, di manifattura recanatese, rinvenuti nel sottosuolo della Basilica della Santa Casa di Loreto durante l'indagine archeologica e strutturale condotta nel 1984-1985.

teca 1 Bottega dei Patanazzi

Piano superiore:

Draghi per fontana

sec. XVII, h. cm 39

Due fontanelle a forma di drago, le quali ripetono lo stesso elemento decorativo posto in cima al coperchio di ciascun vaso.

Draghi alati (n. 1)

 

Piano inferiore:

Grande vaso con anse figurate e coperchio sormontato da grifo

sec. XVII, h. cm 71

Uno dei due grandi vasi da mostra, istoriati su entrambi i lati, con coperchio sormontato da un piccolo drago, simbolo araldico della famiglia Borghese. Elemento che serve a datare queste opere al tempo di Paolo V Borghese, papa dal 1605 al 1621, sotto il cui regno si realizzò la Fontana di marmo e bronzo che adorna la Piazza della Madonna, con gli stessi simboli araldici riferiti a quel pontefice.

Mosè fa scaturire l'acqua (n. 2)

teca 2 Bottega di Orazio Fontana (attivo a Urbino fra il 1540 e il 1571)

Teca 2

Piano superiore:

Vasi da sciroppo o brocche con manico e beccuccio

sec. XVI, h. cm 20

Serie di brocchette con manico ad ansa piatta e beccuccio che narra le vicende degli dèi nella dimensione mitica che è alla base delle Metamorfosi di Ovidio.

Le Sirene (n. 1)

Mercurio (n. 2)

Diana e due satiri (n. 3)

Venere, Amore e Anchise (n. 4)

Il carro di Venere (n. 5)

 

Piano centrale:

Orci da farmacia o brocche d'acqua con manico e beccuccio

Serie di grandi brocche con manico ad ansa piatta e attacco inferiore sul mascherone, con beccuccio che fuoriesce dalla bocca di un mostro marino, h. cm 38, decorate con scene della storia romana.

Il trionfo di Augusto dopo la battaglia di Azio (n. 6)

 

Piano inferiore:

Manifattura di Deruta

Grande piatto istoriato

sec. XVII, diam. cm 45

La scena del giudizio di Paride è racchiusa entro due fasce concentriche decorate: l'interna con ornati complementari, l'altra con 32 arcatelle a rilievo in cui sono rappresentati, alternativamente, putti, fiori e animali fantastici. Sulla tesa, simboli araldici e amorini.

Giudizio di Paride (n. 7)

teca 3

Piano superiore:

Francesco Antonio Grue (Castelli, 1686 - Castelli, 1746)

Quattro Albarelli o “Barattoli da Elettuario” (n. 1)

sec. XVIII, h. cm 22

Decorati nel recto con raffigurazioni della Madonna di Loreto e della Santa Casa e nel verso con madrigali.

 

Piano centrale:

Manifattura recanatese

Ciotole, scodelle e boccali del sec. XV, rinvenuti nel sottosuolo della Basilica della Santa Casa di Loreto, durante l'indagine archeologica e strutturale condotta nel 1984-1985, per la necessità di verificare la natura del sottosuolo e lo stato delle fondazioni della Basilica.

Boccale con decorazione in blu a nastro ondulato, sec. XV, h. cm 21,4 (n. 2)

Boccale "a zaffera blu", trilobato, decorato plasticamente con fiori e campanule e con leopardo a rilievo, seduto in posa araldica, fine sec. XIV - inizi sec. XV, h. cm 37,6 (n. 3)

Boccale con decorazione floreale in blu a graticcio, sec. XV, h. cm 22 (n. 4)

 

Piano inferiore:

Bottega faentina

Anfora a due manici e boccaglio, decorata con motivi geometrici e vegetali (n. 5)

sec. XVII, h. cm 35

Bottega di Orazio Fontana (attivo a Urbino fra il 1540 e il 1571)

Piano superiore:

Albarelli per elettuari e conserve

Serie di albarelli, h. cm 19, decorati con scene mitologiche.

 

Nettuno, Diana e Forco (n. 1)

Le tre Grazie (n. 2)

Venere e Cupido (n. 3)

Gioco di putti: tre amorini che giocano a palla (n. 4)

Gioco di putti: tre amorini, uno a cavalcioni dell'altro (n. 5)

 

Piano centrale:

Vasi a duplice ansa

Serie di vasi con doppio manico e mascheroni ai lati, h. cm 31, decorati con scene desunte dall'Antico Testamento, e nel retro raffigurazioni di marine e paesaggi montani.

La creazione di Eva (n. 6)

Eva offre la mela a Adamo (n. 7)

 

Piano inferiore:

Giaroni o vasi a due manici

Serie di giare a collo stretto con manici a tortiglione se e mascheroni laterali, h. cm 38, decorate con scene narranti le origini leggendarie di Roma.

Romolo e Remo raccolti da Faustolo (n. 8)

Bottega di Orazio Fontana (attivo a Urbino fra il 1540 e il 1571)

Piano superiore:

Giaroni o vasi a due manici

Serie di giare a collo stretto con manici a tortiglione e mascheroni laterali, h. cm 38, decorate con scene narranti le origini leggendarie di Roma.

Il re Latino accoglie Ercole (n. 1)

 

Piano centrale:

Roma incendiata dai Galli (n. 2)

 

Vasi a collo largo

Coppia di vasi con manici a serpentello, h. cm 24, decorati su tutta la superficie con scene mitologiche tratte dalle Metamorfosi di Ovidio.

I fiumi (n. 3)

Apollo, Dafne e Alfeo (n. 4)

 

Piano inferiore:

Ratto delle Sabine (n. 5)

 

TATUAGGI LAURETANI

La serie completa lauretana è composta di 63 tavole di legno di bosso che recano incisi simboli devozionali o le immagini della Madonna, del Crocifisso, di taluni santi, e a volte anche motivi profani. I pellegrini che venivano a Loreto si facevano tatuare per testimoniare la loro partecipazione ai riti religiosi del Santuario.

Il tatuaggio, praticato soprattutto a Loreto, in occasioni di pellegrinaggi provenienti soprattutto dall'Abruzzo, era esercitato da quattro o cinque famiglie del luogo che ne tramandavano l'arte e gli strumenti. Consisteva nell'iniettare sotto la pelle, mediante un rozzo strumento di legno, con tre aghi legati in cima (picchetta), una sostanza di colore turchino che lasciava segni indelebili. Questa usanza sembra risalire al tempo di Sisto V (fine secolo XVI), si diffonde per tutto l'Ottocento e scompare definitivamente solo verso il 1940-1950, pur essendo stata proibita dalle autorità locali fin dal 1860, a causa del pericolo di infezioni.

Le tavolette esposte sono attribuite ad artigiano locale del secolo XVI

altre opere presenti nella sala

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Per informazioni e prenotazione gruppi:
tel: +39 071 9747198 – museopontificio@delegazioneloreto.it

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