SALA 6 – LORENZO LOTTO
LORENZO LOTTO (VENEZIA, 1480 - LORETO, 1556)
Approssimandosi la conclusione del suo pellegrinaggio terreno, dopo aver vissuto e lavorato a Venezia, Treviso, Roma, Bergamo e a più riprese nella Marca pontificia (a Recanati, Jesi, Ancona, Cingoli, Mogliano e Monte San Giusto), Lorenzo Lotto scelse “risoluto di voler finire la vita in servigio della Madonna et abitare quella santa Casa” (Giorgio Vasari).
Giunto nel 1552 a Loreto, nel cui santuario era già presente da circa vent'anni una sua monumentale pala d'altare raffigurante San Cristoforo tra i Santi Rocco e Sebastiano, l’8 settembre Lotto sottoscrive all'interno della Santa Casa l'atto di oblazione per "quetar" la vita sua.
Diventato il pittore del santuario della Santa Casa, Lotto affrontò allora l'ultima impresa: collocare alcune sue "robbe" (dipinti) nel coro dei canonici della chiesa (corrispondente oggi alla Cappella Spagnola). I quadri utilizzati furono sette, di cui cinque dipinti prima dell'arrivo a Loreto. Su questi ultimi sarà lui stesso a intervenire sulle misure, per renderli compatibili con lo spazio del coro.
I due soli quadri che dipingerà appositamente a Loreto, tra il 1555 e il 1556, saranno l'Adorazione dei Magi e la Presentazione di Gesù al Tempio.
Già Giorgio Vasari nelle sue Vite elencò i soggetti di quei sette lavori, ma per la sequenza delle opere nel coro lauretano risulta essere più attendibile la testimonianza di Giovanni Cinelli Calvoli (1705).
Una sequenza che nel suo significato teologico-spirituale, nonostante vari tentativi d'interpretazione compiuti dalla critica, non è stata ancora del tutto chiarita. In questa sala viene proposta ora per la prima volta quella disposizione, con la speranza che essa aiuti a cogliere bellezza e significato dei singoli dipinti e dell'insieme.
Alle sette tele originariamente nel coro lauretano si aggiunge qui la tela di soggetto profano La Fortezza che abbatte Fortuna, da collezione privata, più volte menzionata nel Libro di spese diverse di Lorenzo Lotto.
L'allestimento di questa sala è stato possibile grazie ai contributi di Fondazione Credito Bergamasco e Pio Sodalizio dei Piceni.