Nella Sacra Scrittura trovia-mo numerosi riferimenti alla Madre, a questa figura così fondamentale. Ma tra tutte, Maria, madre di Gesù, spic-ca con un ruolo centrale nella storia della salvezza. Maria è un soggetto che interessa tutti i credenti poiché è anche nostra Madre e Madre della Chiesa. È descritta come una donna umile e povera che medita costantemente nel suo cuore la Parola del Figlio vivendo così il suo ruolo come Madre del Messia. La sua figura è intimamente legata ad eventi cruciali che hanno plasmato il destino del mondo. Primo fra tutti, l’Annunciazione, un momento di ineffabile grazia avvenuto proprio all’interno della Santa Casa, le cui pare-ti questo Santuario Pontificio custodisce con devozione. Fu in quel luogo sacro che la Ver-gine, con il suo “Sì”, scelse di diventare Madre del Figlio di Dio. «Non vi lascio orfani, vi do una madre», parole che Papa Francesco ha ripreso con forza, definendo Maria come «il nostro orgoglio: abbiamo una madre, che è con noi, ci protegge, ci accompagna, ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti» (Papa Francesco, Ma-ternità contagiosa). Con quel “Sì” che ha spalan-cato le porte alla redenzione, la narrazione prosegue con la Nascita di Gesù, dopo aver-lo portato in grembo e dife-so con tutte le sue forze, lo stringe finalmente tra le sue braccia. Ma la sua materni-tà non fu priva di dolore. Il culmine della sofferenza ma-terna si manifesta nella tra-gicità di una madre che vede il proprio figlio morire sulla croce, un’immagine di deso-lazione che solo la devozione più pura può sopportare. Que-sta sequenza di eventi, dal Sì dell’Annunciazione al Sì del disegno di Dio sul Calvario, Maria è la Madre universale di tutta l’umanità redenta. La maternità costituisce da sempre un fulcro inesauri-bile per le rappresentazioni artistiche. Questa centralità si manifesta fin dalle epoche più antiche, con la creazione di manufatti che ne esplorano il motivo sia in chiave laica sia, soprattutto, in chiave reli-giosa. Non a caso, la Vergine Maria emerge come uno dei soggetti più ricorrenti e raffigurati nella storia dell’arte, spingendo innumerevoli artisti a dedicare il loro ingegno a questa figura sacra, generan-do capolavori che continuano a richiamare fedeli e appas-sionati d’arte. Le opere d’ar-te spesso ritraggono Maria con sguardi affettuosi verso il bambino, o con gesti di cura e protezione, sottolineando il legame materno e l’a-more incondizionato. Il Santuario della Santa Casa si sente particolarmente vicino al tema della maternità, poiché al suo interno è custodita la Casa di Maria, la Casa del “Sì”, luogo dove tutto ha avuto origine e dove l’amore di una madre ha iniziato a tessere la trama della salvezza. Ma è anche la Casa che è diventata dimora della famiglia, dove Maria ha vissuto la molteplicità delle relazioni familiari come figlia, fidanzata, sposa e madre e dove, insieme a Giuseppe, hanno cresciuto Gesù, dando-gli tutto l’amore di cui aveva bisogno. In questo senso, la Santa Casa rappresenta la di-mora spirituale di ogni fami-glia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna; ma anche delle famiglie divi-se dalle guerre, di quelle che lottano con le difficoltà quo-tidiane e di quelle segnate dai conflitti interni, offrendo a ciascuna un rifugio di speranza e pace.
La Speranza è il messaggio centrale di questo Anno Santo, un tema che risuona profonda-mente con la maternità e con la figura di Maria. «Tutti spe-rano», afferma la bolla di in-dizione, sottolineando come la speranza sia un desiderio intrinseco del bene e un’attesa fiduciosa per esso, indipendentemente da ciò che il futuro ci riserverà. «Guardare al futuro con speranza equivale anche ad avere una visione della vita carica di entusiasmo da trasmettere». Qui il ruolo della maternità (e pater-nità) viene al primo posto: nel-la capacità di generare la vita, con responsabilità da parte dei genitori, è un progetto intrin-seco alla natura umana, volu-to da Dio e affidato agli sposi come una speciale missione d’amore.
Le opere proposte nella mo-stra che sarà allestita dal 14 agosto prossimo al 6 gennaio 2026, tutte facenti parte del-le collezioni permanenti del Museo Pontificio di Loreto, racconteranno questa missio-ne di amore, una missione che anche Maria e Giuseppe han-no dovuto affrontare nel loro tempo, con le preoccupazioni ordinarie di ogni famiglia, ma anche con le gioie e le soddi-sfazioni che la genitorialità può offrire. Sono immagini di quotidianità sacra: la madre che porta in grembo suo fi-glio, che lo tiene teneramente in braccio e che lo nutre con premura e amore. Sono scene che, pur riferendosi alla figu-ra divina di Maria, riflettono l’esperienza universale e sen-za tempo della maternità, un legame sacro che continua a ispirare e a consolare.
(Articolo di Camilla A. Daprati)