Come auspicato da Mons. Fabio Dal Cin, l’Arcivescovo Delegato Pontificio, per la Pasqua appena trascorsa, dopo quasi un anno di restauro e pulitura la facciata della Basilica della Santa Casa di Loreto è tornata a risplendere. Negli ultimi giorni di marzo sono stati infatti smontati i ponteggi che la coprivano da luglio 2025, prima nelle sezioni laterali e poi, da ottobre, in quella centrale. Un intervento finanziato dal Ministero della Cultura ed eseguito da Studio Forme Snc di Roma, un’impresa d’eccellenza, che dal 1973 si è occupata di alcune delle più importanti chiese e complessi architettonici di Roma e dell’Italia centro meridionale. La stessa ditta, tra marzo e aprile dello scorso anno, era intervenuta sul monumento bronzeo dedicato a Sisto V, restaurando e ripulendo infine anche il sagrato. Forte di una consolidata esperienza maturata presso importanti complessi come Sant’Andrea della Valle, Sant’Agnese in Agone e San Carlo alle Quattro Fontane a Roma, Santa Croce a Firenze, ma anche presso il Senato della Repubblica (solo per citarne alcuni), l’impresa ha agito diversamente rispetto ai precedenti restauri che avevano interessato la facciata e i suoi accessori, che tornano oggi come il giorno in cui erano stati licenziati, nel 1587. Tramite un’accurata ricerca archivistica e bibliografica, le fonti hanno determinato infatti le scelte della responsabile Rita Rivelli e del suo team, che hanno lavorato in tandem con la Soprintendenza di Ancona, per una pulitura profonda che ha portato al ripristino del colore delle diverse superfici, come il bianco della pietra d’Istria che contraddistingue l’intero prospetto, che ora, stuccata e lucidata, rifulge di una luce rinnovata. È tornata ad essere visibile anche la patina armonica che caratterizzava le numerose sculture bronzee tramite la rimozione degli ossidi e delle incrostazioni presenti. Questo vale per le opere monumentali, ovvero il Sisto V, realizzato da Antonio Calcagni in collaborazione con Tiburzio Vergelli, e la Madonna con Bambino collocata sopra la porta centrale, ultima opera di Girolamo Lombardo; ma anche i manufatti bronzei di dimensioni minori sono stati attentamente analizzati: il ritrovamento nell’Archivio Storico della Santa Casa del pagamento effettuato a Tiburzio Vergelli per la realizzazione e doratura dei due galletti collocati nei lati apicali del timpano, ha fatto sì che questi, dopo la pulitura, fossero riportati al loro stato originario. Per questo intervento lo Studio si è avvalso della consulenza di Sante Guido e Fabio Milazzo per la progettazione e di Clarissa Pilato per l’esecuzione. D’un ritorno allo stato originario si deve parlare anche per le tre lapidi collocate sopra le porte, in calcare bituminoso, il cui colore nel tempo, causa gli agenti atmosferici, da nero era diventato bianco: si tratta infatti delle tre pietre nere cavate nei pressi di Verona nel giugno del 1583, di cui parlano i pagamenti, anch’essi presenti nell’Archivio Storico. L’intervento di restauro ha rinvenuto anche l’oro scomparso delle loro epigrafi, la cui lettura risulta fondamentale per contestualizzare il momento di completamento della facciata e per a mettere a fuoco i dei ex machina della sua costruzione. La storia della chiesa di Santa Maria di Loreto in quegli anni si svela infatti anche solo analizzandone il prospetto. A Papa Sisto V, sotto il cui pontificato (1585-90) viene completata l’opera, sono dedicate le due lastre nere laterali, che ricordano il giorno in cui il pontefice piceno, per dirla con le parole di Girolamo Angelita, “di picciolo e umile che era”, aveva elevato il borgo fortificato – “oppidum” – a città e aveva fatto “la grazia” alla chiesa, “facendola di collegiata in cattedrale”. Dalla lettura delle iscrizioni presenti sulla facciata emergono anche i nomi di altri eminenti personaggi che hanno contribuito al completamento dell’opera: tra quelli il Cardinale Antonio Maria Gallo, ricordato a più riprese tra epigrafi, stemmi e opere bronzee (si notino i due galletti del timpano, come quelli che ricorrono nelle tre porte monumentali d’ingresso). Gallo era stato elevato al rango da Sisto V, che lo aveva reso Cardinale Protettore e Governatore del Santuario, cariche che ricoprirà per più di trent’anni, dal 1587 alla morte, avvenuta nel 1620. Facendo un passo indietro, lo stesso rapporto che Gallo ha avuto con Papa Peretti è evidente negli altri due “protagonisti” del prospetto, diretti predecessori dei primi, i cui nomi e stemmi campeggiano a più riprese: quello di papa Gregorio XIII, che regge il soglio dal 1572 al 1585 e sotto il cui pontificato i lavori avevano preso avvio, e di suo nipote, Filippo Vastavillani, Cardinale Protettore e Governatore della Santa Casa di Loreto dal 1580 al 1587, anno in cui subentra, appunto, Gallo. Dal punto di vista strettamente artistico, l’insieme della facciata è definibile come una fabbrica corale. Sono già state citate le opere bronzee di Calcagni e Vergelli (che licenzia anche la croce e i candelabri del timpano). Per quanto riguarda l’edificazione, studi recenti hanno individuato tre fasi distinte, ciascuna delle quali affidata alla direzione di un diverso architetto. A Giovanni Boccalini (prima fase, 1574-1580) si deve la base fino a sopra le lapidi nere, a Giovanni Battista Ghioldi (seconda fase, 1581-1582) la fascia orizzontale all’altezza della Madonna con Bambino, a Lattanzio Ventura (a cui si associa anche la lanterna della cupola, oggi distrutta), vanno infine riferiti la parte apicale e il sagrato, realizzati tra il 1582 e il 1587. Di fondamentale sostegno al restauro sono state le pubblicazioni, antiche e moderne, dedicate all’architettura del Santuario. Le descrizioni contenute nelle Historiae del già citato Girolamo Angelita e di Orazio Torsellini, risalenti rispettivamente al 1594 e al 1601, rimangono infatti punti fermi, a cui si aggiungono validi studi recenti. Di particolare importanza è stato quello di Antonio Russo, Loreto città santuario nell’età della Controriforma (2017), ma immancabile è risultato anche il riferimento a l’architettura del Santuario e del Palazzo Apostolico di Loreto di Luitpold Christoph Frommel, pubblicato l’anno successivo. Tutte le fasi del restauro sono state documentate e condivise attraverso la pagina Instagram lore.to.you.
(Articolo F.Allegra Nardi)